Le profezie di Isaia. Isaia come legame tra il vecchio ed il nuovo testamento.
Oggi il nostro studio è sul Capitolo 46
Leggiamo Isaia 46 versetti 3-4, 9-13.
Versetto 9 dice: Ricordate le cose passate di molto tempo fa, perché io sono Dio e non c'è alcun’altro.
Il tema che voglio estrarre da Isaia 46 è “Il RICORDO”
Ogni giorno il Signore vuole usare la nostra memoria. La nostra natura umana ci spinge a non pensare alle cose che ci succedono nella nostra vita: soprattutto le cose negative. Cerchiamo spesso di dimenticare. Ma cerchiamo anche di scordare i fatti della nostra vita spirituale.
Dimentichiamo facilmente quello che eravamo prima della nostra conversione.
Dimentichiamo quale grazia è stata offerta a noi per la nostra riconciliazione con il Padre Nostro.
Dimentichiamo facilmente le benedizioni ricevute nella nostra vita.
Più riusciamo a ricordare tutte le benedizioni, più daremo lode e più ci affideremo al Signore.
Leggeremo la parola di Dio da cui scopriremo in vari versetti l’importanza di ricordare.
Ricordare gli atti del Signore
Deutoronomeo 8:2-5
Il Signore ci chiama a rivedere le cose del nostro passato, cose belle e brutte.
Durante la nostra vita, il Signore ci mette di fronte a varie prove per vedere quello che abbiamo nel cuore.
Attraverso le difficoltà, il Signore ci rende più dipendenti a Lui: E’ solo dalla Parola di Dio che siamo vivi.
Castigandoci, ci rende umili.
Forse ci ricordiamo dello studio biblico che abbiamo avuto tempo fa su “Il Viaggio attraverso il deserto”.
In quel studio abbiamo concluso che i 40 anni in cui gli Israeliti hanno vissuto nel deserto erano anni molto significativi.
Dopo la liberazione dalla schiavitù nell’Egitto, invece di portargli direttamente nella Terra Promessa, il Signore gli ha indirizzati nel deserto dove hanno affrontato vari tipi di problemi.
Il Signore gli ha guidati e aiutati ad affrontare e superare ogni problema.
Da questo gli Israeliti hanno capito quanto il Signore prende cura di loro.
Nello stesso tempo, il Signore ha esaminato il loro cuore per sapere quello che pensavano di Lui.
Deutoronomio 8:14-18
Il Signore sa gia che se le cose andranno sempre bene, saremo pieni di noi stessi e dimenticheremmo che tutto è stato fatto dal Lui.
Penseremo di avere guadagnato la benedizione con le nostre mani e per la nostra intelligenza.
In questi momenti, il Signore vuole renderci più coscienti del fatto reale, cioè, è sempre Lui a fare tutto.
Pietre Miliari (MILESTONES)
Giosuè 4:1-3,8-9,20-24
Qui vediamo l’importanza che il Signore stesso lega alla parola “Ricordare”.
Come il Mare Rosso, Il Signore ha asciugato il Giordano in modo che il popolo d’Israele potesse attraversare e impossessarsi della Terra Promessa.
Durante l’attraversamento del Giordano, dal mezzo del Giordano, gli Israeliti dovevano raccogliere dodici pietre, uno per tribù. Le dodici pietre erano messe nel Ghilgal.
Altre dodici pietre erano state messe nell’alveo del Giordano stesso come ricordo del punto in cui Dio ha miracolosamente asciutto il Giordano.
La massa di pietre era pietra miliare eretta per ricordare al popolo e i suoi discendenti della presenza potente e divinità del Signore durante tutto il viaggio prima di entrare la Terra Promessa.
Essendo nella Terra Promessa, devono ricordare momenti particolari del loro passato e quanto il Signore ha cambiato le cose per bene.
Cose simile le vediamo nel primo Sam 7:11-12.
Dopo avere conquistato i loro nemici Samuele ha settato una pietra per ricordare agli Israeliti che è stato il Signore ad aiutargli. Samuele ha chiamato questa pietra, “Eben-Ezer”.
Dobbiamo anche noi imparare il principio di settare delle pietre nella nostra vita. Queste pietre miliari devono farci pensare dei momenti particolari in cui abbiamo sentito in modo profondo le mani di Dio con noi.
Questo potrebbe essere il nostro giorno di conversione, quel momento in cui siamo stati salvati da un pericolo grande, quel periodo in cui abbiamo sentito in modo chiaro la protezione di Dio, il momento in cui siamo stati guariti da una malattia severa oppure quelle grande benedizioni speciali.
Ogni volta che ci troviamo nelle difficoltà oppure che ci sentiamo deboli, dobbiamo in modo automatico ricordare delle nostre pietre miliari per riacquistare la nostra fiducia in Dio.
Se non abbiamo queste pietre miliari oggi dobbiamo sedersi e rivedere la nostra vita cercando di trovare delle pietre miliari e mettergli fissi nella memoria.
Con questo diamo lode a Dio.
Nell’Isaia 46, siamo chiamati a ricordare come il Signore ci ha sempre trattati.
Pietre miliari nella Bibbia
Non necessariamente dobbiamo sperimentare noi stessi per avere dei ricordi; possiamo anche imparare da altri.
Questa è uno dei motivi per noi di leggere ogni giorno la Parola di Dio.
Possiamo imparare dagli eventi e dalle persone menzionati nella bibbia. Dal vecchio testamento, vediamo quanto è affermato l’interferenza di Dio con il suo popolo. Ogni storia ha una pietra miliare da ricordare.
Com’esempio per aiutarci a capire come funziona questo, leggiamo dall’ Ebrei 11.
L’autore del libro degli Ebrei descrive in questo capitolo quanto gli uomini del vecchio testamento hanno dato testimonianza della loro fede.
Le opere della fede del popolo del vecchio testamento e le opere di Dio su di loro devono diventare punti di ricordo per noi.
Non possiamo leggere ora tutto il capitolo 11 ma voglio scegliere alcuni versetti da analizzare.
Ebrei 11:4
Leggendo gli atti di fede di Abele, dobbiamo sempre ricordare che Dio non si compiace dalle offerte delle nostre prestazioni. Lui si compiace solo quando noi ci riconosciamo come niente e rendiamo grazie per la nostra vita in Gesù Cristo.
Ebrei 11:5
Ancora sul compiacimento di Dio: Enoc si è compiaciuto a Dio cosi tanto nella sua vita che ha meritato di non morire senza vedere Dio: Dio l’ha preso su nel cielo.
Ricordiamoci che noi possiamo compiacere a Dio!
Ebrei 11:7[b]
Noè fece quello che Dio gli aveva chiesto, contro ogni logica del popolo; di costruire un’arca su terra asciutta e di aspettare fino a quando non inizia la distruzione del mondo.
[b]Ricordiamoci il fatto, che dobbiamo avere fiducia in Dio sulla Sua Parola come Noè ha fatto, anche se questo causerà frizione con le persone più vicine a noi. Se Noè non aveva fatto quello che Dio gli aveva domandato, anche lui sarebbe morto.
Ebrei 11:8
Abramo aveva seguito l’istruzione del Signore e viveva nei posti lontani dalla sua casa.
Ricordiamoci che è il Signore che ci guida e non noi stessi. Solo in questa maniera possiamo aspettare grandi benedizioni e compimento del piano di Dio per noi.
Ebrei 11:27
Mosè non aveva paura né della gente né di Faraone quando doveva portare il messaggio di Dio nel palazzo.
Ricordiamoci che la paura dell’uomo deve essere superata quando vogliamo obbedire completamente il Signore. Dobbiamo ricordare il coraggio di Mosè.
Ebrei 11:31
Come Raab, dobbiamo sapere che Dio è abbastanza potente da potere distruggere una città senza alcuna violenza e nello stesso tempo è cosi misericordioso di non fa morire Raab e la sua famiglia.
Ricordiamo la caduta di Gerico come segno di punizione dei peccati e ricordiamoci la grazia su Raab essendo stata giustificata negli occhi di Dio perché essa credeva.
Se crediamo, anche noi saremo salvati dall’ira di Dio nonostante i nostri peccati.
Richiamare delle pietre miliari dalle nostre testimonianze
Abbiamo visto che i credenti nella bibbia possono essere per noi un grande esempio e dobbiamo ricordare quelle storie che ci colpiscono tanto.
Possiamo anche essere incoraggiati da cose sperimentate, da altri credenti vicini a noi, nella loro fede. Dunque, è importante ascoltare le testimonianze date da altri fratelli/sorelle.
Le cose che il Signore lavora nella nostra vita ci possono aiutare a settare una pietra miliare per noi stessi.
Nei momenti come questa mattina in chiesa, dove c’è l’opportunità di testimoniare delle opere del Signore nella nostra vita contribuiscono all’adorazione del Signore.
Dare testimonianza nel primo luogo, è di ricordare la nostra pietra miliare e poi può aiutare un altro a superare certi problemi mettendo la sua fede nel Signore.
Penso di parlare stamattina per primo a me stesso. Dobbiamo cogliere più opportunità in chiesa di parlare e di ascoltare quello che il Signore fa nella nostra vita quotidiana.
Ricordare il nostro passato
Leggiamo Efesini 2:11-13.
Sebbene abbiamo ricevuto una nuova vita dal Cristo, e non siamo capaci di fare niente che può contribuire alla nostra salvezza, dobbiamo ricordare quello che era il nostro passato.
Sto puntando al periodo in cui eravamo senza Cristo, senza la speranza della vita eterna, morti nel peccato e soddisfacevamo i desideri della carne (Efesini 2:1-3).
Nel vecchio testamento troviamo tredici (13) volte passaggi in cui Dio ricorda gli Israeliti che è stato Lui a portargli fuori dell’Egitto.
Il Signore gli ha fatto realizzare quanto grande è stata la loro liberazione dalla schiavitù e quali miracoli sono stati necessari per tirargli fuori di quella situazione terribile.
Analogamente quando noi ripensiamo alla nostra situazione come schiavi nel peccato, appresseremo anche di più la liberazione che c’è stata offerta.
Come dici l’Efesini 2:13, noi eravamo lontani e siamo stati riconciliati dal sangue di Gesù.
Con questo voglio terminare richiamando un ricordo che non dobbiamo mai dimenticare.
La Pietra Miliare della morte di Cristo
Leggiamo 1 Corinzi 11:23-26.
Qui leggiamo che nell’ultima notte prima della Sua sofferenza, Gesù ci chiede di ricordare il Suo Corpo e il Suo Sangue. In altre parole: di ricordare la Sua morte. Facciamo questa ogni domenica e adesso capiamo il motivo: semplicemente perché Gesù stesso ci chiede di fare cosi. Dobbiamo più spesso possibile ricordare e proclamare la morte di Gesù Cristo, fino a quando ritornerà per prendere la Sua chiesa nel cielo.
Questo deve essere il più grande pietra miliare nella nostra vita. Senza questa pietra miliare non c’è la salvezza e tutte le altre pietre miliari non servono a nulla. Senza la morte di Gesù Cristo nella croce non vale il discusso della liberazione per noi e qualsiasi pietra miliare spirituale non avrà nessun valore. Questo è la base della nostra esistenza sia qui in terra che nella vita eterna nel cielo.
Un esempio bello e speciale di una persona che ricorda la morte del Suo salvatore lo troviamo in Matteo 26:6-13
Nel versetto 12, leggiamo che la donna ha unto Gesù gia per il Suo funerale. Lei aveva capito che la sofferenza di Gesù stava arrivando e aveva capito quello di cui consisteva la morte di Gesù. Lei ha completamente lodato Gesù con suo gesto.
E nel versetto 13, leggiamo che quello che ha fatto era cosi importante che è stata creata una pietra miliare per lei.
Tutte le persone che leggono questo passaggio nella bibbia, saranno ricordati di quello che la donna ha fatto per Gesù Cristo.
Questa pietra miliare non è una glorificazione di se stessa ma la sua pietra miliare punta alla più grande Pietra Miliare nella storia.
Pregiamo di potere reagire nello stesso modo, lodando e adorando chi è degno ricordando la Sua morte.
Per finire, leggiamo ancora una volta il versetto 13 d’Isaia 46:
“Faccio avvicinare la mia giustizia, non è lontana, la mia salvezza, non tarderà. Porrò la salvezza in Sion e farò vedere la mia gloria a Israele”.
Per gli Israeliti la liberazione finale non era ancora un fatto perché la pietra miliare della salvezza non era ancora stata messa in Sion. Ma noi guardiamo indietro questa pietra miliare della salvezza. Era stata messa gia duemila anni fa e nessuno la può più togliere.
Prendiamo dunque l’opportunità di fare questa Pietra Miliare la base della nostra vita e la prima di tutte le nostre pietre miliari.
Leggiamo Isaia 47:1-15.
Babilonia era usato come la frusta di Dio per castigare il popolo d’Israele.
Nel libro d’Ezekiele Babilonia è citata come la spada di Dio (Ezek 21).
Per quale ragione il Signore dovrebbe lasciare gli stranieri che non lo adorano a castigare il Suo popolo?
Perché dovrebbe usare i Gentili per punire gli Israeliti?
Perché gli Israeliti sono stati portati in esilio in Babilonia, una città dove si praticava l’idolatria?
Era lo scopo principale di Dio di portare gli Israeliti al pentimento.
Il periodo d’esilio era un periodo temporaneo per castigare il Suo popolo.
Era chiaro che questo non sarebbe stato per l’eterno come possiamo vedere dalla profezia di Daniele: prenderà solo settantanni poi il popolo sarà riportato nella loro terra Promessa.
Possiamo vedere dall’Is 47 che i Babiloni, qui rappresentata da una donna, sono stati molto ribelle al popolo di Dio.
Abbiamo visto nei capitoli precedenti come il Signore ha usato gli Assiriani per castigare il Suo popolo.
Anche questa gente non aveva trattato bene gli Israeliti e sono stati puniti per questo.
Da questi fatti capiamo che gli strumenti usati da Dio non erano santi e in più contenevano elementi peccaminosi.
Per imparare qualcosa di più nel modo in cui il nostro Signore interferisce con il Suo popolo, dobbiamo leggere un po’ di più della donna, chiamata Babilonia.
Torniamo alla prima volta in cui Babilonia è citato nella bibbia: Genesi 11.
Leggiamo Genesi 11:1-9.
La torre di Babele è il simbolo dell’orgoglio dell’uomo.
Anche se Dio aveva ordinato l’umanità in Genesi 9:1 di stendersi in tutta la terra, la gente ha voluto rimanere insieme per evitare di essere sparsi. Diretto da Nimrod (Genesi 10:8-10), hanno iniziato a costruire la prima città del mondo: Babele.
Con quest’atto hanno disobbedito Dio.
A parte questo hanno anche fatto una grande torre d’altezza 90 metri in questa città rappresentando la loro potenza e indipendenza.
Questa torre era probabilmente usata per guardare le stelle e praticare l’astrologia, stregoneria e definire gli oroscopi.
Hanno rimpiazzato la loro fiducia in Dio introducendo religioni false. Invece di lasciare Dio a guidare la loro vita, hanno letto il futuro dalla costellazione delle stelle. Alla cima della torre hanno costruito un tempio per il dio Marduk, anche chiamato Bel.
In questo tempio abitava una donna Babilonese che era stata nominata da Marduk (che vuole dire Satana).
Lei era simbolo della religione idolatra.
Adesso andiamo dal primo libro all’ultimo libro della bibbia: l’Apocalisse.
Nell’Apocalisse 17 vediamo ancora questa donna Babilonese (Apocalisse 17:1-5).
Come nell’Isaia, lei è qui rappresentata come una prostituta. Dal potere di Satana è stata capace di sedurre l’umanità dal principio. Lei è simbolo d’idolatria.
Come abbiamo gia visto: nella bibbia l’idolatria è vista da Dio come fornicazione e questo spiega la sua professione di prostituta.
Lei è descritta come una molto ricca e questo significa che lei ha avuto molti seguaci; gente che praticava l’idolatria.
Leggiamo adesso Apocalisse 18:1-3.
In questa parte diventa più chiara quanto cattivi sono i suoi maneggi: sono legati ai demoni e spiriti cattivi. Tanta gente è stata seduta da lei e tanti di loro sono diventati anche ricchi vendendo i suoi maneggi per esempio, cartomanti, magi, ecc.
Apocalisse 18:5 ci dice che i suoi peccati erano cosi tanti che raggiungevano il cielo: vi ricordate la torre di Babele! Ad un certo punto il Signore la fermerà e lei verrà condannata nel fuoco bruciante (versetto 8).
Ritornando all’Isaiah 47, vediamo che la distruzione della donna Babilonese era gia stata predetta. Il versetto 10 pone l’accento sul fatto che le sue attività erano cattive. Nel versetto 12, sono attribuite a lei diverse cose malanni: magia, stregoneria, oroscopo, astrologia, ecc.
E come nell’Apocalisse la sua fine e quella dei suoi seguaci è predetta nel versetto 14: bruciati nel fuoco.
E’ notevole che la Parola di Dio è cosi invariabile: i diversi libri sono scritti in tempi diversi, ma i tema non cambia. Inspirati dallo Spirito Santo, i diversi scrittori (Mose scrisse Genesi, Isaia scrisse il libro d’Isaia e Giovanni scrisse l’Apocalisse) descrivono lo stesso evento e predicono lo stesso futuro.
Questo principio è molto incoraggiante da scoprire perche ci mostra che il nostro Signore non cambia ed è fedele.
I Suoi pensieri e piani non sono soggetti a capricci. Lui è in controllo dal principio fino alla fine. Niente sfugge la Sua attenzione. E in più: tutto serve ai Suoi piani.
Uno può dire: è bello sentire di Babele, ma che lesione pratica può ricavare da questo?
La prima cosa da capire e accettare che il Signore è sempre in controllo.
Anche se può sempre sembrare che il male ha l’estrema potenza e governa il mondo, noi sappiamo dall’Apocalisse che Dio ha l’ultima parola e alla fine distruggerà il male.
Il secondo punto, abbiamo visto che il Signore usa qualsiasi circostanza, bene o male, per I Suoi scopi. Tutto quello che succede nella nostra vita e nella nostra vicinanza, serve nei piani di Dio. Anche quando roviniamo la nostra vita, Lui è capace di girare le cose cattive a le cose buone.
Il terzo punto, come abbiamo visto con gli Israeliti nell’esilio di Babelonia e come ci accorgeremo inseguito, Dio può intenzionalmente coinvolgere Satana e sua potenza malanno per raggiungere i Suoi scopi.
Lui non farebbe questo se non fossi onnipotente e onnisciente. Lui è veramente l’Essere Supremo!
Come il Signore usò gli Assiriani e i Babilonie per purificare gli Israeliti, Lui può usare le potenze cattive per castigare il Suo popolo.
Vediamo adesso il prossimo esempio:
Confrontiamo Primo Cronache 21:1 con Secondo Samuele 24:1.
Nel Primo Cronache leggiamo che Satana si èmesso contro Israele ed ha spinto Davide a peccare contro Dio.
Nel Secondo Samuele leggiamo che Dio stesso ha spinto Davide a peccare!
Questo implica che i libri della bibbia si confondono?
Ci sono delle diversità nella bibbia?
Non, possiamo essere sicuri che i scrittori di questi libri erano tutti inspirati dallo Spirito Santo. Lo Spirito Santo non fa mai un errore. Questo ci porta a concludere che le due parti non sono paradossali e devono essere complementari all’un l’altro.
Mi spiego. L’ira di Dio era stato causato da un peccato non specificato di Davide, ma anche dai peccati d’Israele.
Il Signore non era soddisfatto dalle motivazioni, obiettive e azioni di Davide.
Chissa forse il cuore di Davide era diventato orgoglioso dopo tutte le benedizioni e conquiste.
Il capitolo prima di Secondo Samuele 24 descrive gli uomini potenti di Davide e il capitolo prima di Primo Cronache 21 racconta della conquista dei Filistei giganti.
Può darsi che Davide iniziava a fidare più alla sua forza e intuizioni che al suo Dio.
Finalmente per misurare la sua potenza è stato spinto da Satana di contare tutti i suoi guerrieri in ogni tribù e di fare una stima di quanti abitanti nel suo regno gigante.
Davide stesso aveva seminato il seme di glorificazione di se stesso, ma Satana è stato mandato a sedurre Davide di andare avanti fino a raggiungere il punto culminante della punizione di Dio.
Né Dio né Satana aveva forzato Davide a peccare, ma Dio ha permesso a Satana di tentare Davide e lui ha aveva scelto il peccato.
Satana ha incitato Davide a fare il censimento della popolazione, dalla stima di se stesso, e il Signore ha comprensivamente usato Satana per compiere il Suo piano.
Quale era la volontà di Dio nella vita di Davide in questo momento particolare?
Con il censimento Dio voleva rivelare la condizione del cuore di Davide. Lui voleva far accorgere a Davide del suo cuore orgoglioso in cui non c’era più posto per il controllo di Dio.
Abbiamo letto che Dio aveva colpito Israele per il censimento e solo ora gli occhi di Davide erano aperti e lui si era pentito delle sue azioni.
Un altro esempio vediamo nel libro di Giobbe.
Leggiamo Giobbe 1:6-12.
Per iniziare con l’ultimo versetto: Dio aveva permesso a Satana di tentare la fede di Giobbe attaccando tutto quello che possedeva. Con la permissione di Dio, Satana puntava su Giobbe stesso. Ora, in questo caso è Dio stesso che ha iniziato il dialogo con Satana. Non è Satana che dirigeva il discorso su Giobbe. Satana ha semplicemente posto una domanda che poteva essere posta da qualsiasi persona: Giobbe serve Dio con motivazioni pure oppure lui è lì solo fintantoché riceve le benedizioni?
Satana aveva ricevuto luce verde di prendere tutto quello che possedeva Giobbe: la sua famiglia e la sua ricchezza enorme.
Dopo questo leggiamo nel versetto 22 che Giobbe non ha peccato ne si è lamentato con Dio.
Leggiamo dal Giobbe 2:1-10.
Quando Dio disse a Satana che Giobbe non perdesse la sua fede dopo aver perso la sua famiglia e tutto quello che aveva, Satana afferma che quando la salute di Giobbe sarà toccata, lui cadrà. Di nuovo il Signore ha consegnato Giobbe nelle mani di Satana con l’unica limitazione di non toccare la sua vita.
Dopo di questo la moglie di Giobbe si è arresa e lo ha lasciato. La fede di Giobbe in ogni modo è rimasta forte.
Alla fine del libro di Giobbe vediamo che Dio restituisce tutto quello che Giobbe aveva perso e ha ricevuto anche il doppio di quello che aveva prima. E lui aveva avuto ancora sette figli e tre figlie.
La storia di Giobbe contiene una cosa difficile: Giobbe doveva soffrire perché Dio contestava con Satana. Né Giobbe né i suoi amici sapevano di questo quindi cercavano di spiegare la sua sofferenza dalla percezione della loro ignoranza, fino a quando Giobbe torna completamente a mettere la sua fede nella bontà di Dio.
Quello che noi possiamo imparare da questo è che: anche quando non ci sono spiegazioni razionali o teologiche per un disastro o dolore, dobbiamo affidarci a Dio.
Abbiamo visto il risultato dei trattamenti di Dio, che Lui è molto pietoso e misericordioso.
Satana ha perso la discussione perché Giobbe è rimasto fedele.
Nell’Apocalisse 12:10 e primo Pietro 5:8 leggiamo che ‘l'accusatore dei fratelli’ continua ad andare ‘avanti e in dietro nella terra’. I servitori di Dio continuano apprendere affidarsi al Giudice che sa tutto, che è potente dell’universo per quello che non riescono a capire.
In questi esempi abbiamo visto la motivazione di Dio quando usa Satana per interferire nella vita dei Suoi figli: per purificare la vita dei credenti (vedi anche Secondo Cronache 12:7-10) e per rafforzare la loro fede.
Altri obiettivi possono essere per giudicare i peccatori (Marco 4:15, Secondo Corinzi 4:4) oppure per disciplinare la Sua chiesa (Primo Corinzi 5:1-5, 1 Timoteo 1:20).
Quando capiamo che l’Onnipotente è anche capace di mobilizzare il malanno per raggiungere il Suo scopo, possiamo diventare ansiosi per Satana e la sua potenza.
In Zeccaria 3:1-5 vediamo che Satana non sarà mai capace di portare gente del Signore alla giustizia. Le vesti bianche puntano alle vite purificate. La purificazione rimuove l’iniquità.
Satana può essere usato per la purificazione ma non rapinerà mai nessun figlio di Dio.
Con le vesti bianche su non ci sarà nessun’accusa contro di noi. Anche se Satana era usato per purificarci, non ha nessun argomento per portarci alla condanna.
Il Signore ha la risposta finale e non permetterà mai che uno dei Suoi figli viene catturato dal male; il prezzo pagato con il sangue del Suo Figliolo era troppo alto.
Finiamo con le parole dai Romani 8:38-39:
Sono convinto che niente potrà mai separarci dal Suo amore. Né la morte, né la vita, né gli angeli, né i capi spirituali, né il presente, né il futuro né le potenze demoniache e neppure le altezze o le profondità, nessuna cosa che Dio ha creato sarà mai capace di separarci dall'amore che Dio ci ha mostrato in Gesù Cristo, nostro Signore!
Leggiamo Isaia 48:1-2, 6-8, 18.
L’insegnamento d’oggi è sull’Ipocrisia
Parliamo particolarmente su carattere ipocritico di noi come credenti/Cristiani.
I Giudei nell’Isaia 48 pensavano di essere importanti poiché erano il popolo scelto di Dio. Amavano giurare nel nome del Signore e di pronunciare in modo orgoglioso il nome di Gerusalemme, la città santa.
Ma si comportavano in questo modo senza verità o giustizia, come ci dice Isaia.
Ogni volta che il Signore voleva rivelare a loro nuove cose, rifiutavano di ascoltare e di vedere.
Erano cosi concentrati alla giustificazione di se stessi che non c’era nessun spazio rimasto a Dio di manifestare Se Stesso.
Per la cattiveria della loro natura umana non erano capaci di obbedire i comandamenti di Dio, e per questo hanno creato delle loro leggi da seguire.
In questo modo pensavano di accontentare il Signore.
Però, nel versetto diciotto vediamo le conseguenze: non hanno guadagnato la pace abundante; tutto sarebbe stato messo nella loro disposizione se avevano seguito il Signore.
Visto che io sono convinta che tante storie della bibbia sono scritte per noi di imparare delle lezioni, voglio adesso rivedere degli esempi di persone ipocritiche.
Iniziamo con Caino
Leggiamo da Genesi 4:3-7.
Il sacrificio d’Abele era stato accettato non semplicemente perché era un animale o perché era il meglio di quello che lui aveva, ma era in ogni modo dato con obbedienza secondo quello che Dio aveva rivelato.
Caino, disprezzando le istruzioni divine, ha semplicemente portato quello che voleva lui: alcuni della sua raccolta.
Invece di chiedere perdono per i sui comportamenti peccatrici lui era ostile verso Dio, il quale non poteva uccidere. Quindi essendo geloso del suo fratello, l’ha finalmente ucciso.
Quale era l’aspetto ipocrita nell’atteggiamento di Caino?
Ha finto di osservare le leggi del Signore ma nelfratempo era concentrato sulle sue prestazione.
Ha pensato di accontentare il Signore dandoli qualcosa che aveva coltivato con il suo sudore e lacrime.
Vediamo I Farisei
Leggiamo da Matteo 23:13-36.
Vediamo nel versetto 35 che il Signore Gesù fece il legame tra I Farisei e Caino:
ipocrisia ha portato al spargimento del sangue prezioso dei profeti del Signore e di Abele.
Sicuramente anche Gesù sapeva gia che il Suo sangue sarebbe stato sparso dagli ipocriti: I Farisei e tutta la gente che non resistevano la giustificazione di Dio resa contro la loro non giustificazione.
In questa parte di Matteo vediamo il nocciolo d’ipocrisia. Il Signore Gesù punta in modo perfetto il cuore corrotto dei Farisei.
Se possiamo riassumere i fatti:
Uno può pensare che i suddetti aspetti nel comportamento dei Farisei sono cose meno importanti e possono essere semplicemente soggetti a miglioramenti. Ma il Signore Gesù è molto serio con la Sua condanna su tali comportamenti.
Leggiamo adesso da Matteo 12 da 31 a 32.
Questo momento particolare in cui il Signore Gesù si indirizzava ai Farisei, era un punto di non ritorno per i confronti tra Lui e loro.
Perché?
Hanno visto tutti i miracoli fatti da Gesù. Hanno sentito tutto quello che ha detto Lui. Lo stesso hanno rifiutato quello che sapevano che era di Dio. Non potevano rifiutare la realtà di quello che Lo Spirito Santo aveva fatto attraverso Gesù. Era lo Spirito Santo che aveva testimoniato e continua a testimoniare tutt’ora di Cristo e rende conosciuta la Sua verità al popolo. Quando viene rifiutata questa verità, nessun perdono è possibile! I Farisei sapevano di questo fatto e dunque, come Caino, volevano uccidere Dio; in questo caso Suo Figlio. Con questo rigetto I Farisei si sono condannati. Romani 1 da 18 a 19 è molto applicabile ai Farisei: hanno represso la verità nell’ingiustizia e quindi meritano l’ira di Dio.
Lo stesso pensavano di accontentare Dio cosi mantenendo le leggi tradizionali e erano convinti di poter portare se stessi ad un livello più alto che finalmente gli farà raggiungere una sorta di salvezza per se. Questo è il nocciolo dell’ipocrisia!
I Farisei sono un esempio chiaro di noi. Guardando loro vediamo che l’orgoglio è l’opposto dell’umiltà ed è legato strettamente all’ipocrisia.
Leggiamo da Luca 18:9 a 14.
Il Fariseo, pieno dell’orgoglio, con i suoi occhi verso l’alto, ringrazia Dio perché lui era meglio del pubblicano. L’orgoglio ci porta a giudicare gli altri; essendo contento con se stesso il fariseo prende se stesso come punto di riferimento e poi conclude che l’altro è cattivo.
Poi, se guardiamo al pubblicano vediamo che lui ha preso una posizione umile, i suoi occhi verso giù, ammettendo la sua nullità e il suo bisogno della grazia di Dio.
Vediamo come Gesù conclude questa parabola.
Lui dice che è solo l’uomo umile che è giustificato!
In altre parole: ipocrisia ci porta alla distruzione!
Vediamo adesso Giuda Iscariota
Leggiamo adesso da Matteo 26:47, 48.
Era un atto speciale nella tradizione del Medio Oriente, baciare una persona. Tra tutte le varietà di baci (sui piedi, sulla mano, sulla palma oppure sul vestito) Giuda ha scelto l’abbraccio e il bacio sulla guancia, quello che mostrava l’intimità profonda. Giuda non poteva scegliere un modo più spregevole per identificare Gesù perché ha corrotto il suo significato normale in modo traditore e ipocritico.
Quale il momento in cui noi esprimiamo in modo evidente il nostro amore per Gesù?
Io penso che è al momento in cui prendiamo la Santa Cena. Con la Santa Cena noi esprimiamo il dolore più profondo per la Sua morte e la gratitudine più profonda per la salvezza che ci Ha dato. Mangiando il pane e bevendo il vino sono atti simbolici per esprimere il nostro amore per Lui. Con questo noi vogliamo soddisfare la Sua richiesta di ricordarLo (Matteo 26:26 a 28).
Dobbiamo essere cosciente di quello che facciamo quando partecipiamo alla Santa Cena. Se non è per amore per il Signore, sarà sicuramente per ipocrisia! Esaminiamo il nostro cuore e chiediamoci in quale condizione partecipiamo alla Santa Cena.
Facciamo finta d’essere spirituali per impressionare gli altri?
Oppure è perché vogliamo esprimere la nostra compassione per la Sua sofferenza?
O forse è perché sappiamo che non c’è nessun modo tranne il suo sangue che ci porta alla salvezza?
O perché vogliamo obbedire il Suo ultimo auguro di fare questo più frequente possibile?
Fino a adesso abbiamo visto esempi di persone che non avevano paura di Dio. Uno può dire che quindi questi esempi non sono applicabili a noi, essendo credenti.
Innanzitutto, ci chiediamo come un credente può essere ipocrita?
Io penso che i credenti devono fare molta attenzione a questo!
Adesso vediamo degli esempi di persone credenti che si sono comportati in modo ipocrita.
Pietro
Leggiamo da Matteo 16:15-17, 21-23.
Nell’esteso della parabola del Fariseo orgoglioso e il pubblicano, vediamo entrambi i comportamenti in una persona: Pietro, il discepolo di Gesù.
Nei versetti 15 a 17, Pietro, inspirato dallo Spirito Santo, testimonia che Gesù è il Figlio di Dio. Dio aveva aperto il cuore di Pietro fino a questa profonda conoscenza di Cristo nella fede. La fede di Pietro proviene da un cuore divinamente rigenerato che ha reso possibile dire una frase del genere.
Ma dopo un tempo breve, vediamo nel versetto 21 a 23 che Pietro è diventato orgoglioso dopo il complimento che ha ricevuto da Gesù. Il commento di Gesù ha contrastato in modo chiaro le Sue parole precedenti. Il fatto che Pietro dice che lui impedirà che Gesù soffre, mostra qualcosa dal di fuori.
Ma dentro il cuore di Pietro, Satana ha trovato una base d’orgoglio e gli ha detto che non aveva bisogno della sofferenza di Cristo; in modo che il piano divino della salvezza sarà bloccato.
Quante volte ci succede che dopo aver fatto qualcosa per il Signore diventiamo molto contenti di noi stessi per via del nostro orgoglio? Possiamo servire nel regno del Signore solo quando siamo deboli, piccoli e umili.
Solo allora saremmo utili strumenti nelle mani di Dio.
Quando diventiamo orgogliosi e sicuri di noi stessi, il Signore non ci può più usare e possiamo anche diventare uno strumento di Satana!
Davide
Leggiamo da 2 Samuele 12:1-6.
Vediamo che Davide era molto veloce nel giudicare l’uomo che ha rubato l’agnello. Si arrabbia immediatamente. Quanto è pungente nell’esaminare il comportamento altrui, cosi è cieco nel vedere i sui limiti. Questo è una caratteristica tipica di un ipocrita. Davide era ipocritico perché nascondeva le cose brutte da Dio e se stesso mentre giudicava gli altri.
Esaminiamo noi stessi per vedere se c’è qualcosa di simile nella nostra vita! Tendiamo a giudicare facilmente gli altri? Pensiamo che ci comportiamo abbastanza bene negli occhi di Dio; che il Signore deve essere molto contento con noi? Ci prendiamo in giro da soli!
Andiamo in pentimento con Davide dicendo “Ho peccato contro il Signore” (versetto 13).
Anania & Saffira
Leggiamo da Atti 5:1-11.
Al contrario a Davide, chi probabilmente non era consapevole della sua cecità spirituale, Anania e Saffira hanno coscientemente nascosto parte dei soldi e hanno finto di aver dato tutto quello che avevano. Sembravano di seguire l’esempio di Barnaba nell’Atti 4:37, chi aveva venduto tutto quello che aveva e ha messo sul piede dell’apostolo. Ma al contrario di Barnaba, Satana ha influenzato il loro cuore e hanno mentito allo Spirito Santo. Ricordiamo l’avvertimento di Gesù ai Farisei nel Matteo12. E’ ipocrisia di un livello molto alto e in quel primo periodo della chiesa il Signore era molto severo nella Sua punizione: sono morti immediatamente di fronte agli apostoli.
Come I Farisei, Anania e Saffira hanno rifiutato che lo Spirito Santo lavorava nella loro coscienza.
Essere come un bambino
Essere orgoglioso, dare giudizio, essere sicuro di se stesso, rifiuto dell’opera dello Spirito Santo, concentrarsi alle proprie prestazione sono tutti legati all’ipocrisia.
Come abbiamo visto, ipocrisia verrà finalmente condannato.
Come possiamo imparare ad essere umili?
Leggiamo da Marco 10:14-16.
Un bambino ha un cuore umile, ha fiducia nella dipendenza e, infatti, sa di non poter ottenere niente da solo. Accetta senza problemi di non essere importante.
Questo è l’unico comportamento giusto se vogliamo entrare il regno di Cielo.
La Chiesa di Laodicea
Nell’Apocalisse 3:14-22 sentiamo di nuovo le parole dure del Signore contro l’ipocriti. Stavolta non è indirizzato ai Farisei ma ad una parte della Chiesa! Questo vuole dire che i credenti possono essere cadere molto profondo fino ad essere vomitati dalla bocca del Signore! Il Signore, semplicemente non regge credenti che presentano comportamenti di giustizia su se stessi. Possiamo essere salvati solo quando riconosciamo il nostro bisogno del Suo oro, Suo vestito, Suo linimento per l’occhio. Solo attraverso di Lui possiamo avere la salvezza!
Gli ultimi versetti di questa parte mostrano che sembra almeno di essere un argomento molto delicato; quello di penetrare il cuore umano con questo messaggio. Ci mette in guardia dolcemente bussando sulla porta del nostro cuore.
Siamo pronti ad ascoltare la Sua voce e di aprire la porta a Lui di entrare?
Siamo pronti ad abbandonare noi stessi e ricevere il regno di Cielo come un bambino?
La ricompensa sarà grande: ci sederemo con Lui sul trono.
Ma gia adesso, durante la nostra vita in terra, riceveremo delle ricompense come ci dice Isaia 48:18. Quando l’ipocrisia sarà sostituita dall’ascolto e dall’obbedienza ai suoi comandamenti, le ricompense saranno pace e giustificazione del Signore.
Mentre la giustificazione di noi stessi ci porta solo alla distruzione; la giustificazione di Gesù ci porta pace nel cuore.
A fondo pagina è disponibile l'audio del service.
Leggiamo 49:5: Mi ha formato fin dal grembo materno per essere Suo servo
Come possiamo ricordare, nel capitolo 42, abbiamo trattato “il Servo del Signore”.
Adesso guarderemo più profondamente al Servo nei prossimi 4 capitoli cioè, 49, 50, 52 e 53.
E’ molto chiaro che il popolo di Dio, Israele, era molto lontano da quello che il Signore desiderava loro di essere.
Invece di lodare il Suo nome, hanno commesso l’idolatria.
Invece di avere fiducia in Lui, si sono affidati alle grandi nazioni.
Invece di obbedire i Suoi comandamenti, hanno seguito i loro desideri.
Invece di vivere una vita di giustizia, hanno scelto per la condanna e la distruzione.
Se siamo onesti con noi stessi e conosciamo i nostri cuori, ammetteremo che non siamo diversi da Israele.
La nostra natura umana non può farcela con le richieste di Dio.
La nostra carne ribella naturalmente contro di tutto quello che è Divino.
Anche se siamo stati rinati e ricevuti la vita nuova, siamo capaci lo stesso di seguire la nostra carne.
Romani 7:21-24 riflette su questa lotta.
Vediamo che il male può rimanere in noi. Come gli Israeliti, conosciamo la legge e i comandamenti di Dio, ma ci sentiamo forzati ad agire secondo la legge del peccato.
Poiché noi siamo credenti, il peccato non ha controllo su di noi come ha per i non credenti, ma il peccato rende la nostra carne prigioniera. Il peccato ci contamina e frustra i nostri desideri per obbedire la volontà di Dio.
Sentendo questo, ci chiediamo la stessa domanda come nel Rm 7:24 Chi mi libererà da questo corpo di morte? Cioè, come possiamo essere deliberati dalla legge di peccato?
Rm 7:25 ci dà la risposta che ci solleva: Solo attraverso Gesù Cristo!
Non c’è condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. In Cristo Gesù non dobbiamo più sentirci colpevoli visto che i nostri peccati sono stati perdonati.
Questo vuole dire che in Cristo Gesù siamo liberi dal nostro cammino nella carne.
Attraverso di Lui lo Spirito di Dio vive in noi. Invece di concentrarci a piacerci a Dio cercando di mantenere i Suoi comandamenti possiamo ora camminare nello Spirito.
Rm 8:14 ci dà una corretta definizione di figli di Dio: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio”.
Adesso possiamo veramente dire: “Abba Padre”
Dobbiamo ammettere che è solo grazie a Signore Gesù che oggi siamo quello che siamo: figli di Dio. La Sua Persona è la cosa più importante per la nostra salvezza. Non possiamo rendere abbastanza evidente quest’aspetto. Non possiamo prendere abbastanza tempo per pensare al nostro Salvatore prezioso. Questo è esattamente quello che noi faremo durante gli studi dei prossimi capitoli d’Isaia: Tratteremo dettagliatamente Gesù Cristo come Servo del Signore.
Torniamo adesso al libro d’Isaia.
Dopo tanti capitoli di avvertimento, Isaia inizia a profetizzare di Uno che metterà apposto le cose. Poiché gli esseri umani non sono capaci di compiacere a Dio, Lui ha provveduto per Uno che compiaccia completamente a Lui e in più salva tutte le persone che riconoscono che non sono capaci di servire Dio. Lui è Uno che cambierà la storia; cambierà il destino dell’uomo; conquisterà la morte e la distruzione, arrangerà la vita eterna nella presenza santa di Dio.
Pensando a una persona con questo grande incarico umanamente ci immaginiamo una persona forte, che comanda con mano potente, che può influenzare, è radicale, che ha una carisma arrogante, uno che impone l’obbedienza, uno che ignora i poveri e i deboli, uno che guarda le situazioni in modo superficiale e non va nei dettagli, è egocentrico, è esigente, difficile da soddisfare e richiede attenzione.
In Isaia questa Persona è chiamata “Il Servo di Dio”. Questa descrizione non si allinear con la nostra percezione di salvatore del mondo! Ma i nostri pensieri non sono quelli del Signore e nostri mezzi non sono Suoi (Is 55:8). Dove ci aspettiamo una monarca potente Lui ci presenta un servo; e sappiamo che Isaia si riferisce alla Persona del Signore Gesù Cristo.
Isaia ha descritto la persona di questo servo 4 volte nel suo libro. Ogni descrizione rileva aspetti diversi. Riconosciamo questo modello?
Ci ricordiamo dello studio che abbiamo fatto sul tabernacolo e sui 4 Vangeli?
E’ bellissimo vedere come ogni tanto la Parola di Dio rende tanto evidente il panorama colorito del Signor Gesù Cristo.
Riguardiamo queste descrizioni.
Ripetiamo brevemente quello che abbiamo studiato dei veli nel Tabernacolo, rappresentando Cristo Gesù come la via al Padre:
Come abbiamo visto entrambi i veli hanno diversi colori e questi colori ci dicono della qualità del Signor Gesù.
Adesso aggiungiamo quello che abbiamo imparato nello Studio dei Vangeli: I 4 colori dei veli sono rappresentati dai 4 Vangeli. Le qualità del Signor Gesù sono descritti nei 4 Vangeli ma ciascuno mostra aspetti differenti:
Prendendoli insieme, i 4 vangeli ci danno una completa fotografia di Cristo Gesù!
Una struttura analoga lo scopriamo in Isaia dove 4 capitoli sono usati per rendere evidenti diversi dettagli della personalità del Servo:
Il Servo come Re
Questa domenica invece di trattare il capitolo 49, che vedremo solo la prossima volta, voglio vedere la prima descrizione del Servo del Signore. Abbiamo visto questo gia nel capitolo 42, e voglio che lo rivediamo.
Leggiamo Is 42.1-9.
Riconosciamo che il tema di questa sessione è “giustizia”. Qui in 3 volte è scritto che il Servo del Signore porterà la giustizia. Questo è quello che aggiusterà le cose che significa portare la “giustizia”: Lui stabilirà le cose come devono essere, come voluto da Dio dal principio.
Quindi, quando Isaia dice che il Servo del Signore porterà giustizia nel mondo, lui sta dicendo che il Servo stabilirà le cose secondo lo standard corretto; finalmente le cose saranno come dovuti dal principio.
Che parliamo della società o la casa o noi stessi, è solo il Servo del Signore che può portare le cose in allineamento con lo standard di Dio. Nessun’altro può, non c’è alternativa al Servo del Signore.
Adesso tiriamo una riga sul Vangelo di Matteo. Matteo si concentra sul Regno dei cieli. L’espressione “Regno dei cieli” è usato 32 volte in questo Vangelo e nessun’altro posto nella bibbia. Capiamo facilmente che questo tema è direttamente connesso al punto di vista di Matteo sul Signor Gesù: lui si concentra su Gesù come Re che regna in modo giusto nel Regno dei cieli. Quindi le proprietà del Regno dei cieli sono basati sulla giustizia.
Il Regno dei cieli è gia una realtà oggi nei nostri cuori, anche se non è chiaramente visibile al mondo. Il mondo è in pratica controllato ancora dal governatore del mondo: Satana.
Matteo ha registrato 5 importanti sotto temi legati al Regno dei cieli:
Nel primo tema, il Sermone sul monte, il Signore Gesù ha spiegato il significato completo della legge, come data da Mose nel vecchio testamento. Ha mostrato che le esigenze della legge sono piene di giustizia ma umanamente impossibile da seguire. Lui ha chiarito il fatto che non è merito di neanche un singolo umano ma è tutto solo per la Grazia Divina che ci dà la Salvezza. In altre parole: è solo attraverso la giustizia di Gesù Cristo che siamo messi in accordo con Dio. E’ solo attraverso di Lui, il Servo di Dio, che non siamo condannati dalla legge. Lui ha compiuto la legge per noi e adesso noi viviamo nel Regno dei cieli di Cristo. Il Re del Regno ha gia arrangiato la cittadinanza di tutti i suoi cittadini.
Nel secondo tema, la commissione degli apostoli, il Signore Gesù ha delegato il Suo potere agli apostoli di perdonare il peccato, di guarire le malattie e di cacciare i demoni, mostrando chiaramente che il Regno dei cieli è supremo sopra il peccato e Satana. Noi siamo messi nella stessa posizione: non per la nostra potenza ma solo per la potenza del Signore. Siamo solo degli ambasciatori in questo mondo per proclamare il Vangelo e annunciare la venuta del Re.
Le parabole che parlano del Regno dei cieli nel terzo tema sono un modo per insegnare le proprietà del Regno. Le parabole erano infatti delle analogie che rivelano in modo nascosto la verità del Regno che poteva essere capito solo dai credenti. In Matteo 13:11 il Signore Gesù parla del “mistero” del Regno.
Anche se il Vangelo è predicato in tutto il mondo, non è detto che tutta la gente diventerà membro del Regno dei cieli. Il Vangelo offre il mezzo per la Salvezza per fede; ma è sempre la nostra responsabilità umana ad agire per la chiamata. Solo quelli che si arrendono completamente e abbandono i loro desideri umani, sono capaci di vedere e capire.
Il quarto tema è legato al terzo tema e descrive uno degli importanti principi celesti nel Regno: diventare come bambini. Dà una fotografia della fede come una dipendenza semplice, indifesa, fiduciosa di quelli che da soli non hanno nessuna prestazione e mezzo.
Leggiamo Mt 18:4, 5: Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino sarà lui il più grande nel regno dei cieli. E chiunque riceve un bambino come questo nel nome Mio riceve Me.
Il versetto 4 dice che prima dobbiamo diventare come bambini nel senso d’essere umili.
Un bambino non considera se stesso importante e si fida a quello che i genitori fanno per lui. Nello stesso modo dobbiamo ricordarci che non siamo nulla, che non contribuiamo niente della nostra forza al regno dei cieli, e che dipendiamo completamente al Padre nel Cielo. Questo è il modo in cui Dio vuole che siamo. Il Regno esiste solo per i bambini…
L’ultima sotto tema descrive quando il regno dei cieli si realizzerà in terra durante i mille anni di regno del Cristo. Grazie a Gesù Cristo siamo gia parte del regno dei cieli, per fede. Portiamo il principio della giustizia e giudizio nei nostri cuori convertiti. Ma nel futuro, quando il Signore Gesù verrà per la seconda volta nel mondo, Lui stabilirà letteralmente il Suo Regno.
Leggiamo l’Apocalisse 19:11-16.
Nella Sua venuta il mondo Lo riconoscerà come il vero Governatore. Lo hanno gettato e sdegnato ma ammetteranno i loro sbagli. Ogni ginocchio si piegherà, liberalmente o per forza, per il Re.
Ma vediamo adesso la nostra posizione come descritta in versetto 14: siamo l’esercito del cielo, seguiamo il Re quando arriva, vestito in lino fino, bianco e pulito!
Conclusione:
Ricordiamo che abbiamo iniziato riconoscendo la nostra lotta giornaliera di fare la Sua volontà e di trascurare la nostra natura peccatrice, come descritta nel Rm 7. Ma quando il Regno sarà stabilito non inciamperemo più; avremo la vita santa, rappresentata dalla nostra veste bianca.
Lodiamo il Servo del Signore, il nostro Re, Che ha arrangiato tutte le cose in modo perfetto. In Lui abbiamo la giustizia. Amen!
Isaia 50
Isaia 51
Isaia 52-53
Isaia ci insegna come il digiuno deve essere un aiuto alla preghiera e non un modo per far vedere agli altri il sacrificio che si sta compiendo.
Peccato, Confessione e Redenzione.
Leggere Isaia 59:1-21
Peccato
Leggendo nel versetto 2 che Dio ha nascosto la Sua faccia per via dei peccati, dobbiamo in anzitutto focalizzarci su una questione importante: Che cosa è il vero significato della parola “peccato”?
La legge di Dio richiede in Deut 6:5: “Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.”.
Nella caduta l’umanità aveva gia amato di più altre cose. Questa ci spiega cosa è il peccato: disonorare Dio mettendo altre cose sopra di Lui, e reagendo su queste preferenze. Abbiamo glorificato quello che amiamo di più. E non è stato Dio. Abbiamo perso il target per cui siamo stati create.
Quindi il peccato non è una cosa piccola, perché non è contro un Dio piccolo. La serietà di un insulto cresce con la dignità di chi è insultato. Il creatore dell’universo è infinitamente degno di rispetto, ammirazione e lealtà. Quindi mancanza di amarLo è tradimento.
Per questo ci dice Rom 6:23 che “il salario del peccato è la morte;” ed Ezech18:4 “l’anima che pecca sarà quella che morrà”
Questo vuole dire che Dio non farebbe nient’altro che punirci.
Nonostante il fatto che noi non abbiamo amato Dio, per amore nostro Lui ha mandato Suo figlio per sopportare la punizione di tutti noi che confidiamo a Lui. Gesù non ha cancellato l’ira; Lui l’ha assorbita e deviato da noi a se stesso.
Rom 10:10 dice: “Infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati.” Credere con il cuore e confessare con la bocca che Gesù è il nostro Salvatore, ci salva!
Ma noi non capiremo il vero significato di essere amati da Dio se non capiamo la serietà dei nostri peccati e la giustizia della Sua ira contro di noi…
Dopo la nostra conversione ci riposiamo nel Suo amore e siamo assicurato che nessun ira sarà applicato su noi. A questo possiamo paragonarci con la gente dell'Israele che è stata denominata, il popolo di Dio. Liberato una volta dalla schiavitù in Egitto erano continuamente nel centro, nella cura e nell'amore di Dio. Ma gli Israeliti hanno sono smarrito e hanno deluso il loro Dio in vari sensi. Nello stesso modo malgrado la nostra liberazione dal peccato possiamo comunque essere separati attraverso il peccato!
Questa domenica desidero riflettere circa la domanda: che cosa parlare sul peccato se sono un credente?
Come abbiamo imparato nel capitolo precedente: una volta diventati giusti in Cristo, niente può cambiare più questo. Se ci siamo convertiti con un cuore contrito, saremo per sempre nella mano di Dio perché è stata crocefissa la vecchia vita con Cristo sulla croce e abbiamo ricevuto la nuova vita. Se qualcuno è redento attraverso il sangue di Cristo, niente può annullare la salvezza di questa persona come dichiara Rom 8:38,39.
Come credenti, possiamo ancora inciampare, significando cadere nel peccato. Questo è perché abbiamo ancora la carne peccaminosa in noi che, se la permettiamo, può attivarsi. Rimaniamo fallibile fino a rinnovare il nostro corpo deteriorabile al ritorno del Signor Gesù diventando corpo non deteriorabile come suo (1 Cor 15:50 - 58).
Il versetto 2 d’Isaia 59 dice che il peccato ci separa dal Dio. In che modo il peccato ci separa? Il peccato non necessariamente separarci dalla presenza di Dio, perché Dio è dappertutto (Salmo 139:7) e perfino Satana può avere un’udienza con Dio (Giobbe 1:6). Il peccato non ci separa dall'amore di Dio, perché Dio ama i peccatori (Rom 5:8). Ma il peccato ancora separa:
Quando pecchiamo, rattristiamo il Signore , ma non saremmo rigettati. Peccare come credente non ha niente a che fare con the salvezza eterna, ma ha a che fare con la relazione con Dio.
Spero che sia chiaro che come convertiti non possiamo parlare del peccato generale che separa da Dio. Come ho detto prima, la vecchia natura è stata crocefissa sulla croce. Abbiamo una nuova natura che è senza peccato.
No, quando pecchiamo è un peccato specifico! E’ uno sbaglio che disturba la nostra relazione con Dio.
Il primo passo per la ristorazione è di riconoscere e individuare il peccato particolare.
Il secondo passo è di accettare che è sbagliato quello che abbiamo fatto e capire che questo sbaglio particolare ci separa dal Signore.
E’ importante notare che non dobbiamo alla fine della giornata pregare se il Signore vuole perdonare tutti i nostri sbagli della giornata. Il punto d’inizio è che viviamo secondo la nostra nuova natura che è giusta di fronte al Signore e possono essere solo dei peccati particolari di cui bisogna chiedere perdono!
Come possiamo riconoscere che una cosa ci separa da Dio?
Per prima cosa perché abbiamo la nuova natura, abbiamo lo Spirito Santo che stimola la nostra coscienza. Dobbiamo ascoltare attentamente quella voce sottile che ci fa riconoscere i nostri sbagli. Poi 1 Giov 1:9 ci basta che dice, se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Ma è anche possibile purtroppo che c’induriamo i nostri cuori e rifiutiamo ad ascoltare quella voce sottile che condanna i peccati. Allora continuiamo a commettere lo stesso peccato. Dopo qualche tempo, diventiamo sordi per la voce dello Spirito Santo!
Il Signore in ogni modo non permetterà che continuiamo a rifiutare la nostra nuova natura! Userà altri mezzi per farlo chiaro al credente che persiste nel peccato.
Il libro di Giacomo contiene dei versetti notevoli (capitolo 5). In Giacomo 5:14-16 Giacomo dice che se uno si ammala, deve chiedersi la domanda: questo è un risultato di un ostacolo tra me e Dio? Quindi la malattia potrebbe essere una rimedia per il Signore di dirigerci verso la purificazione.
Innanzitutto: E’ chiaro che questo non vuol dire che tutte le malattie originano da peccati non perdonati!
In più Paolo avverte i Corinzi in 1 Cor 11 che devono essere attenti quando prendono la santa cena. Gli ha chiamati ad esaminare se stessi se ci sono delle cose impuri nella loro vita. Paolo gli dice che la mancanza d’introspezione ha già portato alla debolezza, malattia e anche la morte nella loro chiesa! Quando non giudichiamo noi stessi, il Signore verrà in giudizio con noi…
Queste sono parole severe e dobbiamo applicare gli avvisi di Giacomo e Paolo nelle loro vite.
Confessione
Dopo aver riconosciuto il peccato dobbiamo procedure nel passo successivo: La Confessione.
Cosa sono le caratteristiche di vera confessione?
Leggiamo prima Luca 15:11-24.
Di nuovo bisogna prendere la posizione umile e accettare che solo e solo l’opera redentivi di Gesù Cristo cancellerà I nostri peccati. Solo inginocchiandosi di fronte alla croce possiamo ricevere il perdono. Solo allora il nostro cuore sarà sollevato perché il peccato non esiste più per il Signore come leggiamo da Ger 31:34 ed Ezech 33:16.
In più dobbiamo accettare che il peccato non esiste più. Peccati ripetitivi non esistono negli occhi del Signore. Ogni volta è come commettere il peccato per la prima volta. Mc 7:19 dice che le nostre iniquità sono buttati nel profondo del mare. E sono interdetti al pesce!
Redenzione
Finalmente vorrei sottolineare opera redentivi del Signore in modo farci riconoscere il valore della Sua azione.
In Isaia 59:15-17 vediamo che poiché il Signore era dispiaciuto perché non c’era giustizia, Lui stesso ha organizzato il piano divino. La Sua opera redentivi significa che i nostri peccati sono caricati su di Lui (2Co5:21).
Lui non ha semplicemente ricevuto l’ira di Dio come punizione dei mostri peccati, non di più: E’ stato reso peccato!
Ci rendiamo conto del significato profondo di questo? Vuol dire che i versetti 2 a 13 non si riferiscono alle opere degli israeliti; neanche i nostri, ma applicati a Lui quando era sulla croce nelle 3 ore d’oscurità, separato da Dio.
Vogliamo avere la risposta sulla domanda che Gesù ha gridato sulla croce: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
LA risposta lo troviamo in Isaia 59. Dio doveva nascondere la Sua faccia e chiudere le Sue orecchie da Lui perché:
Il nostro redentore ha pagato tutto secondo quello che noi abbiamo fatto.
E’ stato condannato per ciascuno di noi e ogni peccato commesso ed ancora da commettere.
Dunque, voglio finire ripetendo che dobbiamo essere seri nel:
Non dobbiamo dimenticare questa frase di un canto che tutti noi conosciamo.:
“Mai capirò il costo che
Il mio peccato ebbe per Te sulla croce”
Nell'ultimo capitolo del libro di Isaia possiamo riflettere su come il tempio di Dio non sia una costruzione. La Gloria di Dio ha abitato per un certo periodo nel tempio di Gerusalemme costruito da Salomone (vedi 2 Cronache 5, 11-13) perchè "i sacerdoti si erano santificati". Senza la santificazione il Signore non avrebbe potuto avvicinarsi al popolo peccatore. Ma ecco che la stessa Gloria ha abbandonato il tempio di Gerusalemme al tempo del profeta Ezechia a causa della dissolutezza del popolo di Israele. In quattro momenti differenti si è spostata dal luogo santissimo fino al cielo. Ma grazie a Gesù sappiamo che il tempio di Dio è stato ricostruito nei nostri cuori come dimora dello Spirito Santo e nella Chiesa quale corpo di Cristo stesso.